"Ona volta a Milan se cantava inscì." (Una volta, a Milano, si cantava così.)
La storia
I Dumanbass nascono per un motivo semplice: tenere viva una scuola di canzoni che ha insegnato all'Italia a guardarsi dentro ridendo. La Milano del Derby, dei locali fumosi del centro, delle osterie di periferia dove allo stesso tavolo finivano operai, professori, artisti e gente strana. La Milano di Jannacci che camminava con le scarpe da tennis, di Gaber che faceva le domande a cui nessuno voleva rispondere, di Dario Fo che mescolava politica e mestiere, di Cochi e Renato che facevano ridere senza mai prendersi sul serio.
Da quel mondo i Dumanbass attingono a piene mani, senza scimmiottare nessuno. Lo fanno con strumenti veri — chitarre acustiche ed elettriche, contrabbasso, basso tuba, batteria — e con una voce baritonale che sceglie di volta in volta l'italiano o il dialetto, come facevano i maestri. Il repertorio attraversa anche Nanni Svampa, Walter Valdi, I Gufi, Paolo Conte ed Endrigo: tutto quello che sta ai dintorni di quella scuola e ne respira l'aria.
Sul palco si passa con naturalezza dalle atmosfere scanzonate alle ballate più intense, dal folk al pop con venature jazz, fino a qualche puntata nel rock'n'roll.
La formazione completa è il quartetto: voce e chitarra, chitarra solista, basso/contrabbasso e batteria.
I Dumanbass si esibiscono in teatri, sale concerto, piazze, ristoranti, feste private. La sostanza non cambia.
Più che un concerto, una serata: con qualche racconto tra una canzone e l'altra, qualche aneddoto sui protagonisti di quegli anni, e quella complicità con il pubblico che la canzone milanese, da sempre, va a cercare.
Il Quartetto
Claudio Malfatto — voce e chitarra acustica, fondatore del gruppo
Riccardo Fancini — chitarra classica, acustica, elettrica
Franco Pandolfo — basso elettrico, contrabbasso, basso tuba
John Tagliabue — batteria